Vi portiamo nel backstage del tour VENDITTI & DE GREGORI con José e Massimo, direttore di produzione e light designer

Dopo il grande successo di pubblico e di critica ottenuto allo Stadio Olimpico di Roma (il 18 giugno dello scorso anno), e dopo il sold out della tournée estiva 2022 nelle più importanti location all’aperto d’Italia (tra cui tre date all’Arena di Verona) e del tour nei principali teatri italiani, VENDITTI & DE GREGORI annunciano a grande richiesta i primi 5 appuntamenti live estivi 2023 che prenderanno il via il 5 e il 7 giugno dal palco delle Terme di Caracalla a Roma.

Noi, come sempre, vogliamo raccontarvi il dietro le quinte insieme a coloro che rendono gli eventi possibili. Vi portiamo nel backstage del tour insieme a José Muscarello (Direttore di produzione) e Massimo Tomasino (Light designer), che ci hanno raccontato il lavoro svolto, dalla nascita del progetto al live. Un’intervista che denota l’importanza del rapporto che si instaura tra squadra e artista.


Ciao José, racconta ai nostri lettori di cosa ti occupi.

J: Ciao a tutti! Io mi occupo della gestione e della produzione di eventi, nello specifico di musica live e concerti. Svolgo questo lavoro dal 1996 nei vari ruoli, ho iniziato con Pino Daniele e oggi ci incontriamo qui, in tour con Venditti e De Gregori. Collaboro con Antonello da vent’anni circa, dal 2004 in poi ho seguito io tutti i suoi tour.

Nello specifico, il mio compito è raccordare le esigenze artistiche alla realizzazione tecnica, in funzione del budget che ho a disposizione. Prima si ascolta l’artista e le sue esigenze a livello scenografico, poi entrano in gioco le varie figure tecniche, tra cui Massimo, light designer. Per questo tour, abbiamo lavorato insieme inizialmente all’approccio nello Stadio Olimpico. Io ho trasmesso le esigenze artistiche e quello che potevamo realizzare e Massimo ha lavorato al progetto luminoso del palco.
Insieme all’assistente di produzione invece abbiamo sviluppato tutta la logistica delle varie figure che vengono coinvolte in tour, organizzando le prenotazioni di viaggi, alberghi e ristoranti.

Tutto questo, prima della partenza. Di solito, più riesci a organizzare prima dello start, meno cose ti trovi da fare quando parti.

José Muscarello (Direttore di produzione)

Da quanto tempo state lavorando al tour?

J: In questo caso parliamo di un tour impegnativo, innanzitutto perché ti rapporti con due artisti di un’importanza storica e nazionale.

A livello temporale, abbiamo cominciato un anno prima dell’inizio del tour, che risale a prima della pandemia perché lo start è stato rinviato due volte per i motivi che conosciamo. Si lavora in collaborazione con l’agenzia che produce il tour che in questo caso è la F&P di Milano. Sì, direi che un anno ci vuole tutto.


Quindi segui anche tutta la parte di prove inziali?

J: Sì esatto, seguo l’artista dalla prima fase. In questo caso, abbiamo svolto molte sessioni di prova per gli arrangiamenti delle loro canzoni cantate insieme.

Considera che anche in questo momento è necessario organizzare tutta la logistica e la tecnica anche se entra in gioco solo l’audio. Devi comunque organizzare tutto: l’audio, l’affitto della sala per le prove, il ristorante e l’hotel dove far dormire tutti.


Hai una squadra con cui lavori sempre? Quando un artista sceglie te, porti il tuo team?

J: Sì, assolutamente. Per esempio con Massimo, oltre ad avere una grande amicizia che ci lega, insieme abbiamo composto un team vero e proprio di lavoro. Diciamo che il nostro legame rende tutto più facile. Poi solitamente si va a creare una fidelizzazione con il service audio, luci e video. Sia per me che per tutto il team è fondamentale che ci sia fiducia, così viene tutto più naturale. 

Nel nostro caso, parliamo di una squadra che lavora insieme da 20 anni e dopo tutto questo tempo si conoscono bene le esigenze di ognuno di loro.


Massimo ciao, ora raccontaci di te…

M: Ciao a tutti, che dire… io accendo le lampadine! [… ride]
Come diceva Josè, la mia figura entra in gioco una volta che vengono capite le esigenze degli artisti e a volte inizio a lavorare sul progetto partendo dal titolo del tour o dal suo mood.

Nel caso del tour VENDITTI & DE GREGORI, abbiamo iniziato a lavorare nel periodo di pandemia e quello che mi ha ispirato fin da subito era quello che la gente diceva su Antonello e Francesco… “insieme non si sono mai visti”… così è nata l’idea del “Cantiere Aperto”. Tutto è iniziato all’Olimpico, dove abbiamo progettato una struttura che a primo approccio sembrava una scenografia fatta di teli molto semplice. Illuminata però da dentro, si accendeva tutto lo scheletro luminoso che ricordava un cantiere, insieme a tre rombi di alluminio, grandi 8 mt l’uno, sospesi sul palco. Mi è piaciuto far vedere le geometrie con le luci creare l’atmosfera.

Solitamente, una volta che capisco l’esigenza degli artisti, inizio a lavorare sul progetto luminoso con bisogni di vario tipo, a volte anche quelli più strani… ad esempio ricordo un artista calvo che mi chiese: “siccome non ho i capelli puoi non illuminarmi dall’alto?”. [… ride]

Quando ho tutto pronto mi confronto con Josè, capiamo insieme quale strada funziona meglio e presentiamo l’idea all’artista. Di solito Josè mi dà delle dritte perché conosce bene gli artisti e in base anche al suo pensiero presentiamo prima un progetto piuttosto che un altro.


Anche la tua figura entra in gioco subito…

M: Sì, entrambe le nostre figure entrano in gioco fin da subito.

Un elemento che caratterizza il progetto è sicuramente la tipologia di location del tour… tutto cambia se sono stadi o sono arene piuttosto che teatri. Definito questo punto si inizia subito a creare.

J: La proposta di Massimo è il primo documento che delinea il tour e nel mio caso determina le spese, poiché è importante capire quanti tecnici sono necessari, quali attrezzature e quanti bilici prevedere per lo spostamento del materiale. 

M: Esatto, considera poi che solitamente il progetto è modulabile e si può rimpicciolire o ingrandire per far sì che si possa adattare agli spazi e ai diversi palchi. Vedi la differenza scenografica tra lo Stadio Olimpico e gli show nei teatri.


Massimo anche tu lavori con un tuo team?

M: Inizialmente sono io che mi occupo di tutta la progettazione ingegneristica del palco. Ovviamente poi si lavora insieme al service e considera che sono una decina i service grossi in tutta Italia che fanno i tour e ormai ci si conosce tutti. Quando lavoro a un progetto so che in base al materiale che mi serve devi lavorare con un service piuttosto che un altro. Stesso discorso per il team, quando ti trovi bene con una squadra tendi a chiedere la disponibilità sempre delle stesse persone.

A livello progettuale comunque faccio da solo e una volta pronto il tutto, posso programmare l’intero show e, collegandomi a una consolle, il live può partire.

Massimo Tomasino (Light designer)

Hai presentato tu ad Antonello Venditti e Francesco De Gregori la proposta scenografica?

M: Sì certo, gli artisti si sono seduti in poltrona e ho presentato il progetto. È piaciuto subito!


Dopo tanti anni, quando presenti un progetto ad un artista cosa ti aspetti?

M: In realtà, dipende sempre se l’artista lo conosci o meno. Diciamo che non ti aspetti mai nulla, sei pronto al peggio [… ridono]
Tutto quello che presento ha un motivo, agli artisti spiego la mia scelta luminosa che solitamente è in base alla canzone. Non è semplice perché è un po’ come essere un pittore, tu vedi un brano blu e un collega lo vede giallo. È un’interpretazione, ognuno lo vede a modo suo.
Per questo il segreto è aspettarsi il peggio così qualsiasi riscontro dà l’artista sei tranquillo.


Ci sono stati dei progetti difficili da far approvare?

M: Più che sui progetti, mi è successo su qualche brano. Succede che l’artista veda un brano con un colore specifico e io non sono d’accordo. Per farvi un esempio ricordo che un artista vedeva una sua canzone verde smeraldo con laser e led. Era una canzone lenta e d’amore che io vedevo di un colore caldo con giochi di luce lenti e intensi. In questi casi è importate spiegare al cantante le motivazioni, poi ovviamente se si crea contrasto tra il mio pensiero e quello dell’artista bisogna trovare una soluzione oppure si rischia di non riuscire a lavorare insieme.
È importante poi capire se anche l’impostazione del palco piace, a volte ci chiedono di non prevedere scivoli o scale, piuttosto che la direzione delle luci in punti specifici.

J: Possiamo dire che a volte dobbiamo assumere il ruolo di psicologo degli artisti [… ridono]. In generale è importante metterli a proprio agio, spiegando bene le cose e facendoli sentire comodi. È un fattore di fiducia.


Ci avete raccontato che lavorate da parecchi anni insieme. Quanto è importante il vostro rapporto sul lavoro?

J: Direi che è molto importante perché all’inizio non ci si conosce, non c’è fiducia e spesso si pensano le cose in modo diverso. Poi, col tempo e negli anni, affrontando più di un lavoro e più di una difficoltà insieme, il rapporto si intensifica e ci si conosce meglio. Io e Massimo siamo caratterialmente molto simili, ci piace stare bene e divertirci sul lavoro finchè è possibile. Siamo una squadra di 30/40 professionisti che vanno in giro per un anno o più e per questo bisogna saper entrare nel particolare del lavoro di ognuno e aiutarlo nelle difficoltà che si prospettano durante il tour. Siamo tutti umani e chiunque può avere il suo momento no ma alla fine siamo una famiglia ed è importante dirsi le cose e quando c’è bisogno, aiutarsi e supportarsi. Ci sono giornate storte ma ci sono anche tanti momenti belli.

Diciamo che in generale ci sono i pro e i contro e penso che in primis facciamo questo lavoro per passione ed è vero che sei sempre in giro ed è un lavoro bellissimo… ma è faticoso e non sei mai a casa. 

M: Poi abbiamo la fortuna di collaborare con artisti di un certo calibro, non possiamo lamentarci,andiamo avanti nonostante le difficoltà.  


Invece la pandemia come l’avete vissuta?

J: Come tutti purtroppo siamo rimasti fermi e a casa. Ci siamo tenuti informati sul web e ci siamo confrontati per capire il perché e il per come di tante cose. Stare due anni fermi dopo 20 anni che sei sempre in giro non è proprio facile. Diciamo che quando siamo ripartiti lo abbiamo fatto con uno spirito positivo. 

M: Devo dire che non sentire squillare il telefono è stato strano… non c’era nulla. La cosa che ti confortava è che non eri fermo solo tu, ma tutto il mondo. Due anni però è stato tanto… troppo, ricordo ancora le foto del Tgcom… Bauli in Piazza, tutti uniti nella speranza e voglia di ripartire. 


Abbiamo parlato del vostro rapporto ma invece con l’artista, quanto è importante avere un buon atteggiamento di fiducia?

J: Nel mio caso, durante il live, sei la sua persona di fiducia. Come se fossi l’allenatore per un tennista o una squadra di calcio. L’artista si affida a te per la riuscita dello show ed è molto importante che ci sia quanta più intimità possibile. A volte è difficile lavorare con un artista quando non lo conosci perchè si creano delle distanze mentre se lavori con un artista da tempo, conosci alla perfezione tutte le sue esigenze e sai come metterlo a suo agio sul palco. Ed è per questo che si crea questo connubio lavorativo ed è per questo che un artista vuole sempre la stessa squadra.

M: Concordo con Josè, è importante che l’artista acquisisca fiducia… si lavora ancora più serenamente.
Vi racconto questo aneddoto… A me piace, quando l’artista conclude una canzone al pianoforte, anche se ha già tolto le mani ma la nota ancora suona, abbassare le luci lentamente seguendo la fine della nota, dissolvendo la luce in modo graduale. Mi è capitato in un’occasione di essere sostituito dal mio assistente (molto bravo) che ha abbassato piano piano la luce ma ha spento un secondo prima o poco dopo la fine della nota. L’artista, questo piccolo dettaglio me lo ha fatto notare… questo succede perché si instaura un rapporto di fiducia e si creano delle abitudini.


Grazie ragazzi per aver condiviso la vostra esperienza insieme a noi. Toglieteci una curiosità… quando finirà questo tour, vi mancherete o non vorrete vedervi per un po’?

J: Ahahah, in realtà ci vedremo sicuramente anche al di fuori del lavoro! 

M: Noi quando partiamo non vediamo l’ora di tornare. Poi appena torniamo, dopo 2h vogliamo già ripartire [… ridono].

J: In questo caso si tratterà di una piccola pausa e poi si riparte con le nuove date estive e poi probabilmente con altri progetti che verranno forse confermati.