Un caffè con… Veronica Del Fiacco – Head of Milan Office

Veronica si definisce una romana imbruttita a Milano.
Ama leggere e cucinare. Tanto che ha un blog tutto suo in cui condivide pensieri, riflessioni, racconti e tante ricette buone e originali, ma soprattutto per uno!

È Head of Milan Office in Triumph International Group e un’altra cosa che adora fare, grazie alla sua passione per gli eventi, è formare i giovani al master in management e comunicazione per gli eventi allo IULM.

Ecco cosa ci ha raccontato Veronica nel tempo di un caffè!


“Ricordiamoci che non salviamo vite, e allora: divertiamoci!”
E’ vero che non salviamo vite, ma la faccia sì, che sia quella del cliente, del team o la nostra. Regaliamo emozioni e risolviamo problemi, proprio come Olivia Pope. 

Veronica Del Fiacco

1 – Sei Head of Milan Office per Triumph Group International occupandoti delle operations e anche di tutta la selezione del team. Come sei arrivata ad oggi e cosa ti ha fatto capire che questo era il tuo lavoro?

Con tanta pazienza, e con tante spalle quanto palle: la legge del contrappeso, come la chiamo io (storpiando quella del Contrappasso di Dante 😉). Ci vuole davvero tanta pazienza e determinazione per farsi rispettare come una professionista in questo settore, perché non è solo saper organizzare, ma saper consigliare e soprattutto prevedere e prevenire qualsiasi cosa di una certa situazione, verso l’esterno e verso l’interno.

E’ stato un momento ben preciso che mi ha fatto capire che non solo volevo fare questo lavoro ma soprattutto insegnarlo. L’ho capito quando mi hanno detto: “Grazie. Perché non mi hai insegnato solo un lavoro.”
Non so se c’è un momento esatto dove capisci che questo lavoro diventa la tua vita o la tua vita diventa il tuo lavoro, perché tutti e due, sono una contaminazione senza fine e si arricchiscono in continuazione.
Uno, non potrebbe esistere senza l’altro.


2 – Ti definisci una Romana imbruttita a Milano. Sei cresciuta lavorativamente tra queste due città. Quanto ti hanno dato e cosa, in modo diverso una dall’altra?

Roma la leggerezza, Milano la concretezza.

Leggerezza non è superficialità, è avere la battuta pronta per stemperare i momenti difficili. E’ la risata del giovedì sera dove il weekend sembra lontano e la settimana troppo lunga.  E’ la frase ad effetto quando il fornitore incazzato per i mille cambi dell’ultimo minuto, lo prendi da parte e dici: daje su, finiamo che poi ci andiamo a prendere una birra.

La concretezza intesa come speed up! Concentriamo il lavoro, viviamo la vita, dando il giusto spazio a ogni tassello. Sarà la mia formazione tedesca ma Milano è la mia città, dove mi sento a casa, la città che mi ha accolto per quello che sono, e io la amo, e quindi di conseguenza lavoro meglio. Elementare no?


3 – Qual è il tuo Everest? La cima che hai raggiunto, quella vetta irraggiungibile che hai conquistato? 

Quando decidi di passare dal lato del management, della formazione, ti allontani dalla produzione, dall’operativo. E poi, un sabato sera del primo ponte lungo negli ultimi sedici anni, quasi in partenza, ti arriva la chiamata alle armi: Veronica, dobbiamo salvarli.
E sai che devi scendere in campo ed essere in prima linea anche se non lo fai più da un po’. Giorni di ferie sfumati, non i miei che quelli pazienza, ma chiedere il rientro di un team per un salvataggio estremo, quello è stato l’inizio della scalata per il mio Everest.

Per chi è del mestiere, qualsiasi progetto preso a pochi giorni dall’inizio è un suicidio professionale, ma ridisegnare due padiglioni fiera, plenaria e 4 parallele in tecnica e mille attività collaterali, in due settimane, lo credevo davvero impossibile. Mi son guardata allo specchio quella sera e mi son detta: “Vero, questa è la volta bona che mandiamo tutto all’aria.”

E invece, il team è rientrato, i nostri partner sono stati delle colonne fondamentali e in qualche modo siamo riusciti a portare a casa il risultato. Il modo? Professionalità, competenze, determinazione e quel pizzico di follia che vive in noi e in questo lavoro.

Una volta raggiunto il tuo Everest (qualunque esso sia) sentiti orgoglioso, siediti e goditi lo spettacolo, di quello che hai fatto. Però di Everest ne basta uno, eh!


4 – Come si capisce di essere portati per lavorare negli eventi e quali sono le doti caratteriali fondamentali per lavorare in questo settore?

Intanto portati per cosa? Questo lavoro ha così tante skills e task che bisogna capire se vuoi essere vite o albero maestro. 

Entrambi hanno la loro importanza, ma mi sentirei di dire che ti rendi conto di essere portato per questo lavoro quando prendi in mano un brief che sia di un cliente importante o di tua sorella che vuole organizzare il battesimo di tua nipote e mentre parlano vedi tutti i tasselli andare in un posto ben preciso di una timeline. Ecco così capisci se sei portato a lavorare negli eventi. Il metodo si può sempre imparare, ma se ti viene naturale il gioco è fatto.

Però, in ogni caso, che tu sia vite o albero maestro, non puoi essere una persona che va nel panico. L’ansia e la poca sicurezza sono la peggior dote caratteriale e ti consiglio di cercare altro. 

La migliore secondo me è la curiosità, siate curiosi, sempre.


5 – Se avessi un super potere, quale sarebbe e come lo utilizzeresti sul tuo lavoro?

Ma io sono Jasper in versione femminile! Non te lo hanno detto?
Scherzo. 😛

Se avessi un super potere sarebbe sicuramente quello, controllare le emozioni di chi mi sta davanti, non per indirizzarli verso una emozione o un’altra (tipo che figo questo evento e invece era uno schifo! Jajajajajaja), ma per mitigare l’inasprirsi delle situazioni che siano verso l’interno che verso l’esterno.

E già tutto tanto difficile perché non viverle più serenamente?


Credits    
Intervistatore: Sara Fuoco    
Instagram: @sarafuoco    

Intervistato: Veronica Del Fiacco
Instagram: @veronicadf 
Facebook: soulfoodtogo
Sito web:  soulfoodtogo.blog

Illustrazione di: Carlotta Egidi   
Instagram: @carlottaegidi89

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