Un caffè con… Lorenzo Pinciroli – Entertainer

Lorenzo vive gli eventi a 360° da sempre. Il suo cammino inizia nei campetti, dove si appassiona della pallacanestro. Col tempo scopre che quella passione può unirsi a un altro mondo che lo attrae: il mondo dello spettacolo, dell’intrattenimento e degli eventi. È così che ne diventa addicted, scopre l’emozione del far divertire ed entusiasmare il pubblico. Un percorso lungo 20 anni quello di Lorenzo che oggi lo vede come frontman dei DA MOVE, da oltre dieci anni leader europei dell’intrattenimento freestyle, e speaker di grandi eventi come Coppa del Mondo di Sci, Red Bull Cliff Diving e molti altri.

Lo abbiamo incontrato per il nostro immancabile caffè e ci siamo fatti raccontare tante curiosità su di lui e sul suo lavoro.


Tante volte credo di essere pazzo, altre volte di non esserlo abbastanza

Lorenzo Pinciroli

1 – Il tuo percorso lavorativo è legato alla tua forte passione per la pallacanestro. Raccontaci come è iniziata la tua carriera da giocatore a performer e poi speaker.

La mia carriera parte in una squadra professionistica, le giovanili del Borgomanero, power house storica della pallacanestro italiana. Ma io nasco davvero nei campetti, perchè in parallelo a quello che facevo nel basket organizzato partecipavo a qualsiasi forma di torneo, manifestazione ed evento dedicato al basket. Posso dirti che è proprio in questo periodo che mi sono appassionato e innamorato del mondo degli eventi. Quando sono arrivato ai grandi tour con musica e centinaia di persone è come se avessi ritrovato il vero motivo per cui mi piaceva il basket, quello americano, quello dei tornei nei ghetti d’America, l’NBA, l’intrattenimento spumeggiante e gli highlights … Questi tour mi hanno permesso di vedere quella che era la mia percezione, la mia voglia di giocare si rispecchiava con quel mondo lì, quel mondo dove la gente si entusiasmava.

Intrattenimento, musica, entusiasmo, i grandi happening…
Ho capito che questa mia percezione era condivisa dal pubblico quando cercavo il numero, la performance, il passaggio dietro la schiena… sentivo che il pubblico voleva questo e sentivo sempre di più la voglia di esibirmi sul campo da basket.

Era quello che mi piaceva. La vera e propria performance. Da quel momento ho iniziato ad esibirmi agli eventi. 

I primi mini spettacoli, le demo in puro stile urban street con la musica e poi pian piano tutto si è evoluto. Prendendo ispirazione e plasmandomi con gli eventi sono cresciuto e migliorato fino ad arrivare allo speakering. Parliamo di un qualcosa nato quasi per caso perché durante le performance ho iniziato a capire che c’era bisogno di qualcuno che spiegava al pubblico, che raccontava, che lo gasava! 

Come intratteniamo il pubblico? 
Come facciamo a far sapere che quello che stanno vedendo si chiama freestyle basket e che i ragazzi che si stanno esibendo sono i Da Move? Ti faccio l’esempio dell’hip hop dove c’è l’MC, lo speaker dell’evento, è colui che coinvolge il pubblico, anima la situazione, crea hype.

Ecco da quel momento ho iniziato a lavorare su questo aspetto che oggi è molto importante nella mia professione.


2 – La tua esperienza a 360° fa sì che tu riesca ad interpretare e capire i bisogni di un cliente ma soprattutto le sensazioni delle persone che lavorano nello staff. Come si arriva a questo livello?

È il background della gavetta… Ho letteralmente iniziato dalle strade e dai campi… arrivo da quel mondo lì. 
Il mondo degli eventi, delle fiere, dello spettacolo, dei tornei nei palazzetti sono arrivati col tempo.

Piano piano, vivendo e avendo vissuto in vari modi questi ambienti ed essendo partito dal basso, posso dire di essere stato io stesso giocatore, spettatore, allenatore, appassionato, visitatore degli eventi… all’interno di tutto il processo ho vissuto direttamente e indirettamente tutti i ruoli.

Il freestyler, il giocatore, lo speaker, il consulente, lo staff delle performance, l’organizzatore di piccoli eventi…
Dopo 20 anni di esperienza diciamo che è difficile che le persone intorno a me facciano delle cose che non capisco.


3 – Sei frontman dei DA MOVE, una crew mista che abbraccia più discipline. Come prepari un evento o uno spettacolo per un cliente insieme ai tuoi ragazzi? Qual’è l’iter di preparazione e sviluppo di uno show?

Il primo step è cercare di calarsi più possibile nell’evento. Una persona che si approccia a noi, deve mettere in conto che vogliamo sapere TUTTO e il più possibile dell’evento a cui stiamo lavorando.

Ho bisogno di chiudere gli occhi e immaginare dove saremo posizionati, cosa succederà intorno a noi e da lì iniziare a immaginarmi chi coinvolgere e come.

Una delle nostre forze è sempre stata quella di adattare i nostri talenti alla situazione. 
Per farlo bisogna un pò tradurre il nostro mondo con quello del cliente proprio perché non sempre il cliente sa cosa possiamo fare. Ci piace sempre dare nuovi spunti propositivi e tendenzialmente posso dirti che ormai ci danno carta bianca, c’è fiducia reciproca. 

Una volta capito cosa desidera il cliente, entra in gioco il mio team, capisco i performer da coinvolgere e le loro disponibilità, studio con il dj le musiche e che tipo di taglio musicale dare all’evento. Una cosa per me fondamentale è tornare dal mio team con tutte le informazioni possibili, in modo che loro non abbiano sorprese o rimangano spiazzati.

Ecco un’altra cosa che mi piace del mio gruppo è che lasciamo che tutti si esprimano e che anche l’ultimo arrivato se ha un suggerimento siamo pronti ad ascoltarlo.


4 – Quanto è importante “fare team” in uno spettacolo e durante un evento?

Credo tantissimo che la chiave per tenere unito un gruppo è il viaggio, il furgone, il backstage… la battuta, mangiare insieme, una musica che fa ridere e che gasa tutta la squadra, le risate.
È nel backstage che si fa la differenza, se tieni l’energia viva poi arrivi sul palco e tutto va bene. Se la pressione ti schiaccia non arriva il sorriso.

Vinci quando lo spogliatoio è unito, quando c’è quel mix di goliardia e di agonismo.


5 – Se avessi un super potere quale sarebbe e come lo utilizzeresti nel tuo lavoro?

La cosa che ho sempre desiderato è il dono dell’ubiquità.
Per quanto paradossale sembri, una cosa che mi spiace a volte, è che avendo ricoperto molti ruoli sentivo che ci sarebbe stata la necessità di me in un altro ruolo e mi è spiaciuto non poterlo ricoprire.

Inoltre c’è anche il discorso che se sei una persona di alto profilo nel nostro settore, lavori tanto e tante volte sei in giro… hai poco tempo per andare a vedere gli eventi degli altri, a fare lo spettatore, a documentari. Per esempio tante volte avrei voluto essere spettatore ad un nostro evento.
Vorrei quel tipo di ubiquità, poter andare e vivermi gli eventi… non so se è un super potere ma è quello che vorrei di più.


Credits    
Intervistatore: Sara Fuoco    
Instagram: @sarafuoco    

Intervistato: Lorenzo Pinciroli
Instagram: @aigscream
LinkedIn: Lorenzo Pinciroli

Illustrazione di: Carlotta Egidi   
Instagram: @carlottaegidi89

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