Era da un po’ che mancavo da queste pagine, ma chi lavora nel nostro settore sa bene cosa significhi avere una to do list infinita. E forse è proprio per questo che ho scelto di tornare parlando di un libro che, più che una lettura, è un vero strumento di lavoro. Il libro in questione è Fai di te stesso un brand di Riccardo Scandellari detto @skande, un manuale che oggi risulta particolarmente attuale in un’industry sempre più popolata da freelance, consulenti, professionisti indipendenti e partite IVA che ogni giorno devono confrontarsi con una sfida precisa: distinguersi.
Perché il punto centrale del libro è chiaro fin dalle prime pagine: oggi i mercati sono conversazioni. Non basta più avere un buon prodotto, un servizio efficace o un portfolio interessante. Conta la percezione che gli altri hanno di noi, il modo in cui raccontiamo ciò che facciamo e soprattutto la coerenza tra identità, reputazione e presenza. Un concetto che nel mondo degli eventi e della live communication conosciamo bene. Ogni progetto è relazione, esperienza, fiducia. E chi lavora in questo settore sa che spesso il vero valore non è soltanto “cosa fai”, ma “come fai sentire” clienti, partner e collaboratori.
Il libro accompagna il lettore in un vero excursus attraverso gli strumenti della comunicazione contemporanea. Si parte dal mondo degli influencer, analizzato non tanto come fenomeno superficiale, ma come esempio da osservare per carpire alcuni dei segreti del loro successo: come si costruisce una community, quali contenuti riescono a generare attenzione e perché alcune persone diventano rilevanti nel proprio settore.
Uno dei passaggi più interessanti riguarda Linkedin, raccontato finalmente per ciò che è davvero: molto più di un curriculum online. Scandellari si sofferma su cosa valorizzare nel proprio profilo, su come scrivere un riepilogo efficace, ma soprattutto sull’importanza di utilizzare Linkedin come un vero social network professionale. Non una vetrina statica, ma uno spazio di relazione e autorevolezza. Il messaggio è chiaro: bisogna essere generosi con i contenuti. Condividere esperienze, competenze e punti di vista che possano aiutare gli altri, risolvere problematiche legate al proprio lavoro o semplicemente permettere di essere percepiti come professionisti preparati e credibili.
Lo stesso approccio viene applicato a Instagram, ai blog personali e più in generale alla produzione di contenuti. Non serve inseguire algoritmi o costruire personaggi artificiali. Serve creare valore. Ed è proprio questo uno degli aspetti più riusciti del libro: non si limita alla teoria, ma è ricco di citazioni, riferimenti, esempi pratici e strumenti concreti da poter sperimentare nel proprio percorso professionale e personale.
Tra i passaggi più illuminanti ce n’è uno che resta particolarmente impresso, attraverso una citazione del poeta Mario Quintana: “Non inseguire le farfalle, prenditi cura del giardino affinché le farfalle vengano da te.” Ed è forse qui il cuore più autentico del personal branding raccontato da Scandellari. Non costruire un personaggio, ma coltivare valore. Non rincorrere visibilità sterile, ma creare contenuti, relazioni e credibilità nel tempo. La morale del libro, in fondo, è racchiusa in due parole semplici quanto decisive: condividere e aiutare.
Perché oggi la visibilità non nasce più soltanto dall’autopromozione, ma dalla capacità di diventare utili per una community, un network, un settore. E in questo senso risulta particolarmente attuale anche la riflessione di Chris Anderson citata nel libro:
“Il denaro smetterà di essere il segnale principale nel mercato e al suo posto sorgeranno due fattori monetari: l’economia dell’attenzione e l’economia della reputazione.”
Un pensiero che chi lavora nella comunicazione, negli eventi e nel marketing dovrebbe probabilmente tenere ben visibile sulla propria scrivania.
