A Palazzo Reale è aperta Dalí e la Moda, la prima grande mostra dedicata al rapporto tra Salvador Dalí e il mondo della moda. Fino al 31 gennaio 2027, oltre 200 opere tra dipinti, fotografie, abiti, gioielli, accessori, filmati e documenti provenienti dalle principali collezioni internazionali raccontano un aspetto meno conosciuto dell’artista. Inaugurata il 24 settembre, durante la Milano Fashion Week, la mostra mette in luce quanto Dalí avesse compreso molto presto il potere della moda come strumento per costruire identità, immagini e nuovi modi di rappresentare il corpo.
Il percorso nasce dalla collaborazione con la Fundació Gala-Salvador Dalí e mette in dialogo opere dell’artista con creazioni e materiali provenienti dagli archivi di maison come Schiaparelli, Chanel, Dior e Rabanne.

L’obiettivo non è raccontare semplicemente “la moda di Dalí”, ma mostrare come l’artista abbia attraversato discipline diverse, dalla pittura alla fotografia, dal teatro al design, fino alla performance. Per Dalí, infatti, anche il proprio aspetto era parte dell’opera. Abiti, accessori, baffi, pose e fotografie contribuivano alla costruzione di un personaggio riconoscibile e spettacolare. La moda diventava così un altro linguaggio attraverso cui esprimere la propria immaginazione.
Uno dei capitoli più importanti è quello dedicato alla collaborazione con Elsa Schiaparelli, iniziata nel 1936 e destinata a diventare una delle più celebri contaminazioni tra arte e moda del Novecento. È in questo contesto che nasce l’iconico Abito Aragosta, indossato da Wallis Simpson e immortalato da Cecil Beaton per Vogue.



Ma il rapporto con la moda era iniziato già prima: nel 1935 Dalí aveDalí e la Moda a Palazzo Reale di Milano: oltre 200 opere raccontano il rapporto tra Salvador Dalí, moda, arte, corpo e immagine. La mostra è aperta fino al 31 gennaio 2027.va realizzato per Harper’s Bazaar l’illustrazione “Dream” Fashions by Salvador Dalí, trasformando l’abito in una visione onirica. Con Dalí, quindi, il vestito smette di essere soltanto qualcosa da indossare e diventa immagine, provocazione e racconto.
Uno dei fili conduttori della mostra è il corpo, che nell’universo surrealista di Dalí viene continuamente trasformato, scomposto e ricomposto. Occhi, mani, labbra e altre parti del corpo diventano elementi ricorrenti nelle sue opere e arrivano anche nei gioielli che l’artista disegna a partire dal 1949. Preziosi dalle forme antropomorfe che, una volta indossati, modificano il corpo e lo trasformano in una nuova opera d’arte. Lo stesso principio emerge nelle collaborazioni con Coco Chanel e Paco Rabanne, dove moda, teatro, performance e spettacolo si incontrano. Negli anni Sessanta, in particolare, Dalí porta gli abiti-scultura di Rabanne all’interno delle proprie performance, coinvolgendo modelle e performer e facendo del vestito parte integrante dell’azione artistica.
È proprio qui che Dalí e la Moda trova la sua chiave più interessante.
Guardando il percorso espositivo, emerge un artista che aveva già intuito quanto arte, moda, comunicazione e spettacolo potessero condividere gli stessi linguaggi. Dalí utilizzava fotografie, riviste, vetrine, pubblicità e performance per amplificare le proprie idee e costruire intorno alla sua persona un’immagine precisa e riconoscibile. Un approccio che oggi ci sembra familiare, ma che lui aveva sperimentato decenni prima.


Dalí e la Moda racconta quindi molto più del rapporto tra un artista e il fashion system: racconta un modo di intendere la creatività senza confini, in cui arte, corpo, identità, moda e spettacolo diventano parti di una stessa visione.
Dalí e la Moda
Palazzo Reale, Milano
24 settembre 2026 – 31 gennaio 2027
Oltre 200 opere tra arte, moda, fotografia, gioielli, cinema e documenti d’archivio.
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