Valentina lavora nel settore degli eventi da oltre vent’anni e non ha mai perso la curiosità che l’ha portata a iniziare. Dopo una lunga esperienza in Europa, ha scelto di trasferirsi in Arabia Saudita per contribuire alla crescita di un mercato in piena evoluzione. Oggi è Head of Production in Balich Wonder Studio e opera tra Europa e Medio Oriente, occupandosi di produzione e grandi progetti internazionali.
Convinta che nessun evento si costruisca da solo, crede nel valore delle persone, delle relazioni e della capacità di trovare soluzioni anche nelle situazioni più complesse. Ama i progetti che all’inizio sembrano impossibili, le persone che trovano soluzioni invece di cercare scuse e la costruzione delle squadre. Perché ha imparato che dietro ogni grande evento ci sono sempre grandi persone.
Buona lettura del martedì!
1 – Il tuo viaggio nel mondo degli eventi è iniziato molti anni fa. Raccontaci come hai mosso i primi passi in questo settore: quali esperienze ti hanno fatto innamorare di questo lavoro e ti hanno spinta a crescere sempre di più?
Sono arrivata agli eventi quasi per caso, da piccolissima e dalla mia amata Pietrasanta, la mia città Natale e ci sono rimasta per scelta, è stato amore a prima vista. Mi ha sempre affascinato la possibilità di trasformare un’idea in qualcosa di reale, tangibile, capace di emozionare le persone. Ho iniziato dai ruoli più operativi, facendo molta gavetta, imparando sul campo e vivendo ogni fase del progetto. E non posso che ringraziare di aver iniziato in questo modo perchè mi ha permesso di capire davvero come funziona una macchina complessa come quella degli eventi.
La domanda che ogni giorno mi faccio è… perchè resto in questo settore? Ecco la risposta è sempre la stessa: perchè non è mai uguale niente. Ogni giorno è un giorno diverso e nuovo dove per andare avanti devi per forza imparare e non ti devi mai adagiare.
2 – Da tre anni vivi un’avventura completamente diversa in Arabia Saudita e nel Golfo in generale. Com’è stato confrontarti con una cultura nuova e con modalità di lavoro così diverse, e in che modo questa esperienza ha cambiato il tuo modo di vedere il lavoro e i progetti?
Trasferirmi in Arabia Saudita è stata probabilmente una delle decisioni più coraggiose della mia carriera. Sono arrivata in un Paese che sta vivendo una trasformazione straordinaria e che sta investendo enormemente nel settore degli eventi, della cultura e dell’intrattenimento. Ho trovato un mercato molto diverso da quello europeo, con ritmi decisamente più veloci, ambizioni enormi e una grande voglia di costruire. Arrivare qua è stato riscrivere in parte le regole del gioco, qua si applica una metodologia molto più anglosassone che latina quindi è tutto veramente diverso, dalle negoziazioni alle modalità di costruzioni di scenografia. Quando lavori in contesti internazionali devi essere capace di ascoltare, comprendere culture differenti e mettere in discussione molte delle tue certezze professionali.
Molti colleghi mi chiedono come sia stato lasciare una zona di comfort professionale per ricominciare in un Paese nuovo. La verità è che la crescita raramente avviene nei luoghi in cui ci sentiamo completamente al sicuro.
3 – Oggi guidi una squadra numerosa e internazionale. Come affronti le sfide di lavorare con persone di culture diverse e con ritmi intensi, e cosa significa per te costruire un team coeso e motivato?
Credo che la leadership moderna abbia molto più a che fare con l’ascolto che con il controllo. Si parla di leadership gentile ma io la chiamerei leadership “diffusa” perchè deve avere il coraggio di abbracciare culture differenti e modalità differenti. Significa capire che non esiste un solo modo corretto di fare le cose. Ognuno porta un punto di vista diverso e, se gestito bene, questo diventa un enorme valore aggiunto.
Nella mia esperienza precedente in Italia il team con cui dopo tanti anni lavoravo era ed è tutt’ora un pezzo di cuore. Quando credi veramente nella mentorship cerchi di essere un educatore prima di essere un professionista. É estremamente faticoso ma alla fine la ricompensa è incredibile. Cerco sempre di creare un ambiente in cui le persone si sentano responsabilizzate e coinvolte. Le competenze tecniche sono fondamentali, ma nei momenti di pressione sono la fiducia reciproca e lo spirito di squadra che fanno davvero la differenza.
I grandi eventi non vengono realizzati da singoli professionisti, ma da gruppi di persone che imparano a lavorare come un unico organismo.
4 – Il tuo ruolo richiede una forte capacità di analisi, dalla valutazione dei rischi alla ricerca di soluzioni alternative per trasformare anche le richieste più complesse e a volte apparentemente impossibili. Quali competenze ritieni fondamentali per ricoprire con successo il ruolo di Head of Production?
Tutti parlano di problem solving. Nessuno parla di analisi e sintesi. Come insegno sempre ai ragazzi al Master, il primo insegnamento è quello di conoscere la differenza tra analisi e sintesi. Analisi è scomporre mentre sintesi è invece sommare riducendo. È un esercizio difficilissimo che provo ad insegnare al team in modo da riuscire ad avere capacità di profondità ma anche di riuscire a non perdere mai il senso generale. La capacità di sintesi ti permette di decidere nel breve termine non perdendo mai la visione di insieme.
Oltre a questo servono metodo, capacità organizzativa e una forte attitudine al problem solving. Nei grandi eventi non tutto va mai esattamente come previsto e spesso il vero valore di un professionista emerge nella gestione degli imprevisti.
5 – C’è un evento che avresti voluto organizzare o che ti piacerebbe realizzare? Come lo personalizzeresti secondo il tuo stile?
Non ho un evento specifico nel cassetto dei sogni. Credo però che ogni produttore insegua, in fondo, l’idea di creare qualcosa che non è mai stato fatto prima. Se dovessi prendere in prestito una frase di Enzo Ferrari, direi che l’evento che vorrei realizzare è sempre il prossimo.
Mi piace pensare agli eventi come a una forma di memoria collettiva: scenografie, tecnologia e spettacolo sono strumenti straordinari, ma ciò che resta davvero nelle persone è un’emozione, un dettaglio, un momento che continua a vivere anche quando le luci si sono spente.
6 – Negli ultimi mesi il Medio Oriente ha vissuto momenti di forte tensione geopolitica. Cosa significa organizzare eventi in un contesto così complesso?
È una domanda molto attuale e che abbiamo vissuto sulla nostra pelle. In questi momenti si impara che la pianificazione non è un documento, ma un modo di pensare. Devi essere pronto a rivedere rotte, logistiche, fornitori, spostamenti e talvolta interi progetti nel giro di poche ore creando diversi scenari e cercando di mitigare i rischi. Ed ecco che emerge il vero valore di un team eventi: mantenere lucidità, trovare soluzioni e continuare a garantire risultati anche quando il contesto cambia continuamente.
Gli eventi continuano a rappresentare un potente strumento di aggregazione, di dialogo, incontro e normalità. Anche nei momenti più complessi, le persone continuano ad avere bisogno di incontrarsi, condividere idee e costruire relazioni. Ed è proprio in quei momenti che il nostro lavoro assume un valore ancora più significativo.
Credits
Intervistatore: Sara Fuoco
LinkedIn: Sara Fuoco
IG: @sarafuoco
Intervistato: Valentina Bigicchi
Linkedin: Valentina Bigicchi
IG: @valentinabigicchi
Illustrazione di: Carolina Guzzini
Instagram: @carolinaguzzini
